Nelle ore immediatamente precedenti la caduta del Governo Prodi e i passaggi conseguenti di scioglimento delle Camere e indizione di nuove elezioni sono entrato nel panico: «No, non è possibile! Di nuovo!»

Ha iniziato a prendermi un senso d'angoscia e di malessere diffuso commisto a rabbia, a impotenza a poter fare qualcosa: non per il presente, ma per l'immediato futuro. Le mie preoccupazioni erano serie, e non riguardavano né le sorti del Governo Prodi, né quelle di Berlusconi né degli altri leader politici né tantomeno i dubbi su per chi avrei votato ad aprile. Mi derivavano da quell'espressione strana da qualche tempo entrata nel gergo comune della politica e delle comunicazioni: "par condicio". Dovrebbe significare pari dignità e soprattutto pari spazi assegnati ai partiti e ai politici negli interventi a loro dedicati nei giornali radiotelevisivi. Da una parte la nobiltà dell'intento di praticare l'imparzialità in pieno clima democratico, dall'altra la realtà. Ed è proprio la realtà che mi ha preoccupato e mi preoccupa.
Se fino all'inizio della campagna elettorale, tra alti e bassi, i telegiornali davano notizia di avvenimenti politici più o meno degni di nota, mettendo in risalto ora un partito ora l'altro, ora un politico ora un altro, privilegiando comunque (ma non sempre) "la notizia", da qualche settimana i telegiornali sono diventati una tortura: gran parte del tempo a disposizione è occupato da una pletora di notizie e dichiarazioni politiche che devono per legge riguardare tutte le parti in gioco con il risultato di rendere inguardabili i Tg.
Allora mi chiedo: Ma è giusto che in nome della "par condicio" si debbano violentare psicologicamente milioni di italiani? Può mai essere che io, divoratore di Tg, insieme a chissà quanti italiani debba quotidianamente pranzare e cenare con Berlusconi, Casini, Mastella, Bertinotti e Veltroni? Ma qualcuno di questi non aveva dichiarato di pranzare "da solo" ogni giorno in "una sola famiglia comune"?
Io litigo con mia moglie se mi presenta in tavola la stessa minestra per più di due volte, figuratevi come mi sento in questo periodo quando mi siedo a tavola per mangiare in compagnia di un Tg a pranzo e a cena! Del resto, se i programmi degli schieramenti in campo sono (come dicono) scopiazzati e quindi pressoché identici, se la destra oltre agli imprenditori candida gli operai e la sinistra oltre agli operai gli imprenditori, se entrambi sono alla disperata ricerca di "belle fighette" da candidare e far eleggere, se entrambi gli schieramenti dicono di voler soltanto "dare soldi" agli italiani senza spiegare da dove li prenderanno, se entrambi sono (unica forse intenzione nobile) per una dura lotta agli infortuni e alle morti sul lavoro, che senso ha tanta presenza in televisione? Dov'è la contrapposizione? Ma la legge è legge e va rispettata. Bisogna attuare la "par condicio". Allora - dico io - perché la "par condicio" durante la campagna elettorale non può attuarsi mettendo realmente tutti sullo stesso piano, nel senso che per due mesi di politica in tv non si parla proprio? O - per un atto di democrazia verso quei pochi che vogliono sorbirsi tante chiacchiere - perché non si attiva un canale monotematico e dedicato alle elezioni? Questo - mi chiedo - sarebbe un servizio pubblico reale, che eviterebbe l'irrompere violento nelle case di facce e nomi che tanto hanno fatto per distruggere l'Italia e gli italiani e che tanto hanno ancora intenzione di fare per continuare nell'opera intrapresa con buon successo da quindici anni? Ormai ho perso ogni speranza di mangiare in santa pace. Non bastava Giovanni Rana ad arrivare all'improvviso costringendoti a mangiare tortellini e mettere un'altra pentola sul fuoco proprio il giorno in cui già pregustavi la tua bella porzione di lagane e ceci? Beati quelli che hanno ricevuto la sua visita: io, "telegiornaledipendente" continuo a pranzare e cenare in compagnia non di un solo candidato, ma di tutti contemporaneamente: anche questa è "par condicio"... e così arrivo perfino a dispiacermi del fatto che Giovanni Rana non è ancora arrivato a casa mia… così, giusto per pranzare con una faccia diversa. Ma di questo non ho perso la speranza.
Angelomauro Calza

foto: Sanja Gjenero


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