Il centro sinistra, avanti nella "città", frana in "provincia". E' festa cristiano popolare

Un nuovo vento spira sul territorio di Tito. Nasce ad ovest, si chiama secessione. Proseliti in miniatura del redivivo Bossi, in questi primi giorni post-elettorali, spuntano con insistenza a sinistra. Vogliono ridisegnare i confini, fare di contrada Serra le colonne d'Ercole del paese. Premono per cedere le zone limitrofe alla vicina Potenza, sono convinti che soltanto in questo modo potrebbero vincere le elezioni.
La sconfitta brucia per il modo in cui è arrivata. Una resa che si è consumata a Cesta Piena, a Ponte Calogno, a Sferracavallo, nelle contrade Petrile, Tora, Spinette. Nomi che la maggior parte dei titesi ignora. Di sicuro, non i veterani analisti del centro destra che proprio in quella parrocchia sono andati a pescare a mani basse, assestando il colpo finale.
L'errore si paga, ancora una volta, con la massima pena. La candidatura a cuor leggero di un presunto personaggio della zona, il giorno dopo che l'altra fazione lo aveva respinto, si è rivelata perdente tanto dal punto di vista morale quanto da quello numerico. Il lavoro di cesello operato nell'abitato dalla coalizione di centrosinistra è evaporato oltre l'orizzonte, nelle zolle dove l'attuale maggioranza ha da tempo gettato le sementi, puntuale ancora una volta a mietere il raccolto con l'aiuto di qualche pastore di zona.
Con poche altre eccezioni, i componenti di ambo le formazioni hanno zappato il proprio orto. Qualcuno ha allungato la vanga anche nel terreno del vicino, come in ogni elezione che si rispetti. I membri della lista vincente che non si accomoderanno in consiglio hanno, in larga misura, qualcosa da recriminare. Fa parte del gioco. Dicono altri, di un disegno complessivo. Certo che veder correre senza l'aiuto del partito un giovane da sempre iscrittovi, pur avendo anche in passato offerto costantemente il proprio contributo, non è il massimo sforzo per tentare di avvicinare ricambi alla politica.
La partenza rappresenterà, con tutta probabilità, l'ostacolo maggiore per il nuovo sindaco Pasquale Eduardo Scavone. Bisognerà distribuire i ruoli amministrativi senza far torto a nessuno, rispettando i patti siglati prima a fronte dei risultati. Dietro la scrivania, qualcuno si è mosso in modo che i propri calcoli ricevessero il conforto dell'urna e, forse, non è andato lontano dal proprio preventivo. Inclusa quella spettante al vicesindaco, quattro le poltrone da distribuire. Qualcuno che aveva già prenotato il posto, in odore di promozione, potrebbe essere costretto a vedersi sfilare la sedia da sotto il sedere.
Con le doti di moderazione ed equilibrio universalmente riconosciutegli (anche da queste parti), il sindaco Scavone bilancerà una situazione che al momento pare squilibrata soprattutto in base alle relative espressioni politiche. Saprà risolvere la faccenda senza ricorrere a squallidi trucchi che forse altri avrebbero adottato senza scrupolo, come la modifica dello Statuto per portare a cinque o addirittura a sei il numero degli amministratori, con conseguente rivolta (noi in primis) da parte di molti cittadini. I voti "in testa" attribuitigli a questa tornata, superiori a quelli relativi alla lista numero uno, dimostrano che molti consensi sono dovuti alla sua reputazione di persona seria e corretta: sicuramente non vorrà sporcarla con una mossa subdola, visto anche il poco divario percentuale.
Due gli auguri. Il primo all'opposizione: che riesca ad essere degna della metà del paese che l'ha votata, alzando la voce ogni volta che ne avvertirà la necessità, dal primo all'ultimo giorno del mandato, cosciente dell'importanza che ha la minoranza per la democrazia.
Il secondo al sindaco Pasquale Scavone. L'auspicio di governare nell'interesse di tutti, com'è di certo nelle intenzioni. Che ci riesca.
Che riesca ad amministrare bene. E, soprattutto, ad amministrare lui. Negli ultimi vent'anni, raccontano, in pochi ci sono riusciti.


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